Scommesse sugli esports 2026: il margine che nessun montepremi racconta

Updated Ottobre 2026
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Dati aggiornati al 30 Ottobre 2026, con le concessioni verificate sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Un pallone da calcio sul dischetto del centrocampo di un prato, alla luce del mattino
Tra i titoli esports più popolari ci sono League of Legends, Dota 2, Counter-Strike, Valorant, Overwatch, Call of Duty, Fortnite, Rocket League e StarCraft.

Il montepremi dell’Esports World Cup fa girare la testa: 75 milioni di dollari USA per l’edizione 2026, in scena dal 6 luglio al 23 agosto a Parigi, con 24 giochi in cartellone. È il numero che apre ogni conversazione sul settore, ed è anche il numero che non dice niente a chi ha intenzione di giocare una schedina. Quel denaro va ai team, non a chi punta. Il premio per il giocatore è un altro, più piccolo e più noioso: un moltiplicatore su una puntata, dentro un mercato che si porta via una fetta a ogni giro. Chi confonde le due cose arriva al comparatore convinto di entrare in un mondo di soldi, e ci entra pagando il pedaggio che ogni bookmaker incassa senza chiedere permesso.

C’è poi un secondo equivoco, tutto italiano, che riguarda le regole. Su «scommesse sugli esports» la domanda più frequente non è quale quota convenga, ma se un bookmaker abbia la concessione per farlo. La risposta onesta è più stretta di quanto ci si aspetti: la concessione si controlla, il palinsesto no. La concessione si legge in un elenco pubblico, e l’elenco non ha una colonna per i giochi. Il palinsesto è invece la lista di eventi e tipi di giocata che il concessionario prepara e che l’Agenzia approva, e quello sta sul sito o nell’app dell’operatore, non in un registro. Chi cerca una casella con scritto «esports» in un documento ufficiale non la trova, perché la casella non esiste.

Le strade davanti a chi vuole puntare su League of Legends o su Counter-Strike sono due, e la differenza fra loro è di sostanza, non di stile. La prima passa da un operatore con concessione ADM (ex AAMS), su un sito .it: registro degli autoesclusi, vigilanza dell’Agenzia, strumenti di limite obbligatori, una sede legale italiana dove discutere. La seconda passa da un marchio offshore con licenza straniera: nessuna delle garanzie precedenti, il rischio di essere oscurato via DNS, e — come scrive l’Agenzia stessa — una sanzione penale in capo a chi partecipa a scommesse organizzate da operatori non concessionari. Due strade, due pubblici diversi, e nessuna delle due è gratis.

La classifica: dieci concessionari a confronto

Dieci marchi, dieci concessioni, un solo criterio di partenza che non si negozia: il nome sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza. Nessuno dei dieci è qui perché offre esports — nessuno lo offre in modo documentato — ma perché è un libro contabile verificabile su cui una partita di calcio, di tennis o di basket si può giocare con la legge dalla propria parte. La concessione è intestata a una società che quasi mai porta il nome del marchio: Betsson.it e Starcasino.it fanno capo ad Azzurri Limited, Lottomatica.it a Goldbet Better Organization Italy, William Hill a William Hill Malta Plc. Leggere l’intestatario nei termini del sito è il primo controllo da fare e il più spesso saltato.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
Tra i principali tornei esports ci sono il campionato del mondo di League of Legends, The International di Dota 2, l’Evolution Championship Series (EVO) per i picchiaduro e l’Intel Extreme Masters.

Sul resto la tabella è deliberatamente asciutta. Nel gioco a distanza il settore comprende anche le scommesse a quota fissa, il poker e i giochi di abilità, i giochi di tipo casinò, lo scambio di quote e il bingo, e un concessionario può tenere in piedi una combinazione qualsiasi di queste attività. Ecco perché una casella vuota in una tabella non va letta come un’accusa: significa che il catalogo di quel marchio non è coperto dalle fonti consultate, non che il prodotto manchi. Il posto in una lista non è una concessione, e una concessione non è un catalogo.

Marchio Numero di concessione e intestatario Cosa dicono i termini dell’operatore
Eurobet ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale Il palinsesto dell’app va dal calcio, tennis e basket alla Formula 1, alla MotoGP, al baseball, alla pallavolo, al ciclismo, al rugby, al golf e agli scacchi, fino a eventi di spettacolo e di politica.
Sisal ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. L’app indica più di 1.000 eventi al giorno, più di 15.000 eventi live e la diretta streaming gratuita di calcio, pallavolo, tennis e basket.
William Hill ADM n. 16044, William Hill Malta Plc L’Extra Bet Club assegna una freebet da 5 € alla settimana per la stagione di Serie A, fino a 100 €, a chi gioca una multipla di almeno 20 € con almeno 5 eventi e quota totale minima 10,0.
Planetwin365 ADM n. 16007, Pwo S.p.a. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei e le coppe, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
Lottomatica ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. L’app copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per il live.
bet365 ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live.
Betsson ADM n. 16027, Azzurri Limited L’app offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
StarCasinò ADM n. 16026, Azzurri Limited L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di giocata, accanto alle slot e al Live Casinò.
Betfair ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l. L’app propone Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, con la sezione Supercombo a quote maggiorate.
SNAI ADM n. 16032, Snaitech Spa L’app offre singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sui goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out.

Nessun nome in questa tabella è un invito ad aprire un conto, e nessuna riga va letta come una preferenza dell’agenzia. La licenza è un lasciapassare, non un giudizio sul prodotto. Sotto il lasciapassare le differenze sono di carattere: un paio di questi marchi sono prima di tutto casinò con un bookmaker attaccato, altri sono nati come sale scommesse e si portano dietro il modo di fare di una ricevitoria, altri ancora vivono di mercati combinati. Il confronto vero comincia adesso, e si fa sulle condizioni, non sulle insegne.

Eurobet, il concessionario con il catalogo più largo

Il palinsesto dell’app Eurobet Sport è il più eclettico dei dieci, e per una certa idea di scommessa è una qualità, non un vezzo. C’è il calcio, il tennis, il basket, ma anche la Formula 1, la MotoGP, il baseball, la pallavolo, il ciclismo, il rugby, il golf e perfino gli scacchi. Sotto la voce spettacolo entrano musica, cinema, televisione e reality show; sotto la politica, le elezioni. È un catalogo che sembra costruito da qualcuno che non vuole dire di no a nessuno.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
The International 2021 di Dota 2 ha avuto un montepremi superiore a 40 milioni di dollari USA, il più alto nella storia degli esports a quel tempo.

Il numero di concessione è ADM n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, che è anche il caso più istruttivo dell’intero elenco: la stessa società porta avanti più siti .it, e questo mostra meglio di qualsiasi spiegazione che la concessione è legata al singolo sito e non al gruppo. Chi controlla l’intestatario di Eurobet.it ha già capito come leggere tutte le altre righe.

Una notizia che a molti lettori interessa non c’è. L’offerta di scommesse sugli esports non è descritta in nessuno dei materiali che il marchio pubblica sui propri canali. Chi cerca League of Legends o Counter-Strike qui deve aprire l’app e digitare il nome del gioco nella barra di ricerca, prima di depositare: è il solo test che conta, e vale per ciascuno dei dieci.

La larghezza del palinsesto è la ragione per aprire un conto Eurobet, e anche il suo limite. Chi punta su un solo sport ogni domenica non ha niente da guadagnare da un catalogo che arriva agli scacchi, mentre chi ama le competizioni di nicchia — la pallavolo, il ciclismo, un torneo di golf — qui trova una copertura che le insegne più pubblicizzate non offrono.

Sisal, il marchio che vive di numeri

Sisal apre l’app con due cifre: oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live. Sono numeri che vanno letti per quello che sono — il catalogo di una piattaforma grande, non una promessa di qualità — ma dicono qualcosa di preciso su come questo operatore intende il prodotto: volume, diretta, streaming. La diretta streaming gratuita copre calcio, pallavolo, tennis e basket, ed è la funzione che tiene insieme tutto il resto, perché senza un flusso video il live diventa un esercizio di immaginazione.

Sul lato delle giocate la casa propone la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal, più tiri in porta, rigori ed espulsioni. La funzione Cash Out chiude la giocata prima che l’evento finisca. A parte il virtual: oltre 3.000 eventi virtuali al giorno, dalle sette del mattino alle tre di notte, con l’ippica, i giochi di casinò e Sisal Tipster a completare l’app.

Attenzione al lessico del bonus di benvenuto di questo marchio, perché è la trappola in cui cadono i lettori più frettolosi. Per riceverlo bisogna essere titolari di un conto di gioco, registrarsi dal sito o dall’app e fare una prima ricarica; il credito accreditato si spende su tutti gli eventi in palinsesto. «Bonus di benvenuto» è la formula degli operatori, e descrive un credito legato a un deposito, non un regalo: la condizione da leggere è quello che il credito richiede prima di diventare prelevabile, e sta nei termini dell’operatore.

La concessione è ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. Il palinsesto non nomina gli esports in nessuna fonte consultata. Il punto di forza del marchio sta nella diretta: chi gioca seguendo la partita, e vuole un bookmaker che non lo lasci al buio, trova qui l’infrastruttura più completa del gruppo.

William Hill, dove il bonus arriva solo agli scommettitori di multiple

L’Extra Bet Club di William Hill è l’offerta più interessante della lista, e anche la più selettiva. Una freebet da 5 € alla settimana per la stagione di Serie A, fino a 100 €, riservata a chi gioca una multipla di almeno 20 € con almeno 5 eventi e una quota totale minima di 10,0. Tre condizioni in una riga: importo, numero di partite, prezzo complessivo.

Vale la pena fermarsi sulla quota minima, perché è il filtro che taglia fuori la maggior parte dei lettori. Una multipla da cinque eventi a quota 10,0 significa cinque pronostici che, moltiplicati, sfiorano quella soglia: un prezzo che, combinazione per combinazione, pesa su ogni singola gamba. Chi non gioca multiple non ha titolo per questa promozione, e chi le gioca solo per incassare la freebet sta pagando 20 € di puntata per un credito settimanale di 5 €, con un tetto complessivo di 100 € sulla stagione.

Il numero di concessione è ADM n. 16044, William Hill Malta Plc. Un club costruito intorno alla Serie A non fa pensare a un catalogo digitale. La lettura è immediata: qui si entra per il formato multipla e per il tetto di 100 €, non per cercare un campionato di Dota 2.

Planetwin365, il calcio prima di tutto

Planetwin365 costruisce l’app intorno ai campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e alle coppe: Champions League, Europa League, Conference League. Poi aggiunge più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta. È un catalogo ordinato dal centro verso la periferia, e il centro è il pallone.

La concessione è ADM n. 16007, Pwo S.p.a. Il lettore che arriva da una ricerca sui videogiochi deve quindi fare i conti con un operatore che gli offre una copertura calcistica molto ramificata e nient’altro di dimostrato.

Il profilo che rende utile questa riga della lista è preciso: chi scommette quasi soltanto sul calcio italiano, segue anche i campionati minori e vuole la Serie C accanto alla Premier League, qui trova una profondità che un catalogo generalista non sempre ha. Chi cerca varietà, o l’esports, resta fuori dal bersaglio.

Lottomatica, la copertura larga con lo streaming incorporato

Lottomatica copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per giocare live seguendo la partita in diretta. Il numero di concessione è ADM n. 16010 e l’intestatario è Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), un nome che non ha niente a che vedere con l’insegna: il controllo da fare prima di qualunque deposito è sempre lo stesso.

La combinazione fra risultati in tempo reale e flusso video è quello che rende il live praticabile. Senza un secondo schermo, la scommessa in corso diventa un atto di fede; con lo streaming dentro l’app, diventa una decisione informata — e anche, va detto, un modo molto efficiente di trasformare una puntata in quattro. La funzione non è neutrale rispetto al comportamento di chi la usa.

Resta il profilo di un operatore generalista con una diretta ben attrezzata: chi vuole un unico conto per calcio, Formula 1 e MotoGP, con il video nella stessa app, ha qui una delle due o tre risposte sensate della lista.

bet365, il partner della Champions con il catalogo internazionale

bet365 si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League, ed è l’unico marchio della lista a portare un titolo di questo tipo. L’offerta copre Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. L’etichetta di partner è marketing, ma dice una cosa vera: su questo catalogo i mercati principali sono costruiti con cura.

La concessione è ADM n. 16030, intestata a Hillside (New Media Malta) Plc, e qui il nome della società rimanda a una struttura maltese — normale nel settore, e proprio per questo il lettore deve leggere i termini del sito .it invece di fidarsi del marchio. Gli strumenti di gioco responsabile di questo operatore comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia i materiali indicano il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. È una delle poche pagine della lista in cui il numero di aiuto compare accanto al prodotto, e va segnalato.

La lettura è quella di un bookmaker internazionale con un buon impianto sul pre-match e sul live dei grandi eventi: chi cerca profondità sui mercati delle coppe europee e sull’ippica trova pane, chi cerca videogiochi no.

Betsson, la struttura di mercati per chi combina

Betsson offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È la fotografia di un catalogo standard ben fatto: niente di esotico, tutto quello che serve per costruire una giocata ragionata.

La concessione è ADM n. 16027, Azzurri Limited — la stessa società che sta dietro StarCasinò, altro marchio della lista. Due insegne, due siti, due righe distinte dell’elenco, una sola intestataria: la prova che la concessione si legge per sito e che confrontare i marchi senza guardare la società è un errore di metodo.

Il marchio è storicamente legato al casinò, e il nome dell’app lo dice apertamente: Sportsbook & Casinò. Chi apre un conto qui lo apre sapendo che il bookmaker convive con una sala da gioco, e che la tentazione di spostare il saldo è a un tocco di distanza. Sui mercati combinati la proposta è più articolata della media, e per chi costruisce biglietti a più gambe è questo il punto da valutare.

StarCasinò, un casinò con il bookmaker accanto

StarCasinò è il caso più chiaro della lista: un’app che permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di giocata, accanto alle slot e al Live Casinò. L’ordine della descrizione non è casuale.

La concessione è ADM n. 16026, Azzurri Limited, la stessa di Betsson. Chi arriva su StarCasinò pensando a un bookmaker trova un prodotto completo, ma dentro un contenitore che nasce per altro; chi cerca le slot e ogni tanto gioca una schedina ha invece esattamente quello che voleva, in un solo conto e con un solo prelievo.

Il consiglio pratico non cambia rispetto a prima: prima di depositare, aprire la barra di ricerca dell’app e digitare il nome del gioco. Se il risultato è vuoto, la risposta è arrivata in dieci secondi e non è costata niente.

Betfair, i mercati che gli altri non hanno

Betfair porta sulla lista qualcosa che gli altri nove non hanno: la sezione Supercombo, con combo e mercati unici a quote maggiorate, accanto a Esito Finale, Under/Over, Multigol e ai mercati combo. È una proposta costruita per chi non si accontenta del 1X2.

La concessione è ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l. Il marchio è anche quello storicamente legato allo scambio di quote, il gioco che il settore chiama punta e banca: il giocatore può fare la parte di chi punta o di chi banca, e il concessionario si limita a metterli in contatto. La documentazione di questo operatore è riportata indicare regole aggiuntive per i conti sullo scambio italiano, fra cui una puntata minima in favore di 200 centesimi con passi da 50 centesimi, e un articolo di settore del 2024 riferisce che il giocatore non deve nulla sulle vincite perché il prelievo grava sul concessionario. Il quadro completo dello scambio, marchio per marchio e commissione per commissione, non è definito.

Chi cerca mercati particolari e un formato di gioco diverso dalla schedina classica trova qui la ragione per aprire il conto. Chi vuole solo una multipla domenicale non ci guadagna niente, e anzi paga l’apprendimento di un’interfaccia che nasce per altro.

SNAI, il catalogo dei dettagli e il Cash Out

SNAI costruisce l’app intorno a singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento. È un catalogo per chi vuole scommettere su quello che succede dentro la partita, non solo sul risultato finale.

La funzione My Combo permette di combinare più pronostici sulla stessa partita e di unire più My Combo su match o sport diversi — calcio, tennis e basket — nello stesso biglietto, con una quota unica. Qui la moltiplicazione delle gambe non è un caso ma il prodotto: il prezzo unico è la sintesi di una serie di prezzi, e ogni gamba aggiunta porta con sé il margine della propria parte.

La concessione è ADM n. 16032, Snaitech Spa. Il profilo che emerge è quello di un bookmaker per chi ama i mercati minuti — un rigore, un cartellino, il numero esatto di reti — e vuole poterne uscire prima del fischio finale grazie al Cash Out.

Che cos’è una scommessa sugli esports, e come si legge una quota

Una competizione esportiva è una gara che usa i videogiochi, di solito una sfida multigiocatore organizzata tra giocatori professionisti, singoli o in squadra. Da questa definizione discendono già due cose utili per chi punta. La prima è che gli esports non sono un gioco ma una categoria di giochi, e ogni titolo ha un regolamento, un formato di partita e una stagione propri. La seconda è che, davanti a una schedina, il funzionamento è identico a quello di una partita di Serie A: si sceglie un esito, si legge un prezzo, si decide se il prezzo vale il rischio. Cambia lo spettacolo, non la meccanica.

I titoli più popolari sono anche quelli che un operatore attivo finirebbe per mettere in vetrina: League of Legends, Dota 2, Counter-Strike, Valorant, Overwatch, Call of Duty, Fortnite, Rocket League e StarCraft. Sono nomi che i lettori conoscono meglio dei bookmaker, ed è un rovesciamento interessante rispetto al calcio, dove il marchio della squadra conta più della piattaforma. Qui il pubblico arriva dal gioco prima che dalla scommessa.

E qui vale la pena dire con chiarezza quello che le fonti italiane non dicono: se il palinsesto approvato dall’Agenzia comprenda gli esports non è dato sapere, e l’evidenza di quello che un concessionario offre sta nella sua app. Nessuna delle dieci schede consultate nomina gli esports. Non è la stessa cosa di un rifiuto: significa che chiunque voglia giocare su un titolo digitale deve fare un controllo che nessun comparatore può fare al posto suo, cioè aprire l’app del marchio e cercare il gioco. È una noia da trenta secondi contro un deposito fatto a vuoto.

Come si calcola il margine nascosto in una quota

Il prezzo è la superficie, il margine è quello che sta sotto, e quasi nessuno dei dieci lo dichiara. Il margine del bookmaker è la fetta di tutte le puntate su un mercato che la casa non restituisce: si ottiene sommando, per ogni esito, uno diviso la sua quota, e poi togliendo il risultato da 100 %. Con due esiti a 1,90 e 1,90 il conto è presto fatto: 1 ÷ 1,90 fa circa 0,5263, e due volte 0,5263 dà 1,0526. Il payout del mercato è quindi intorno al 95 %, e il margine che la casa trattiene intorno al 5 %. Detto in modo utile a chi punta: su una scommessa in gioco entrano circa 95 centesimi per ogni euro, e i cinque centesimi che mancano non tornano indietro a nessuno, vinca chi vinca.

Il numero non è mai un punto fermo, ed è per questo che sulla pagina compare come intervallo e non come cifra secca. Il 5 % è il margine di quel mercato a due esiti sulle sue due quote, non di ogni mercato: un 1X2 a tre esiti, un Under/Over, un handicap e una combinata hanno ciascuno la propria somma, e in generale il margine cresce quando aumenta il numero di gambe di una multipla, perché ogni gamba aggiunge il margine della propria parte al prezzo finale. A parità di campione il libro più generoso è quello che strutturalmente restituisce di più, e questo — non il logotipo, non lo slogan — è il criterio che dovrebbe decidere dove far passare la maggior parte delle giocate.

C’è poi il margine che non si vede nella quota: quello che entra nel credito promozionale. Una freebet da 5 € a settimana per la stagione di Serie A con un tetto di 100 € è una somma che arriva solo a chi gioca almeno 20 € a multipla, con almeno 5 eventi e un prezzo complessivo non inferiore a 10,0. Messe in fila, le due condizioni dicono che il bonus non è il regalo che il nome suggerisce: per la freebet settimanale più piccola della lista bisogna già mettere in gioco quattro volte il suo valore su una giocata che la maggior parte dei lettori non fa.

Un’ultima nota sul calcolo, perché è il punto che separa l’aritmetica dalla previsione: il 5 % è una stima, la media di un mercato su un numero alto di scommesse fatte nelle condizioni descritte, non il risultato di una giocata singola e non il prezzo che vedrai sul tuo biglietto. La formula si applica mercato per mercato, sport per sport e operatore per operatore. Un margine calcolato sul 1X2 di un campionato non vale per un mercato sulle mappe di Counter-Strike, e una quota che il bookmaker attribuisce a una schedina precisa non si sposta su un’altra partita. Il reader che impara a rifare il conto da solo ha in mano il solo strumento che un comparatore non può contraffare.

Concessione ADM: come si verifica, e perché è il primo controllo

Il regolatore è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che in Italia l’ambiente chiama ADM (ex AAMS): l’abitudine al vecchio acronimo è dura a morire, e la sostanza non cambia. Il quadro è il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Un dettaglio che sfugge a molti: le licenze non sono permessi aperti, ma concessioni assegnate con gara pubblica. L’art. 6, comma 1 elenca i giochi che si possono offrire a distanza con una concessione — scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; i giochi di ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta fra i giocatori; il bingo. Sotto l’art. 6, comma 3 i vincitori della gara possono gestirne uno o più per un massimo di nove anni, senza rinnovo, e fra i requisiti ci sono una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno sui limiti di deposito che ADM fissa nella gara (art. 6, comma 5); le condizioni della concessione e il regime fiscale restano fermi per tutta la durata (art. 4, comma 3; art. 5, comma 3).

La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, consultato il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un solo sito .it; una società può tenerne più di una, come nel caso di Eurobet Italia S.r.l., che gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. La concessione è per sito, non per azienda, ed è il motivo per cui la tabella qui sopra mette numero e intestatario accanto al marchio.

Il controllo che conta si fa in tre passi. Il primo: confrontare il numero di concessione dichiarato nei termini dell’operatore con una delle 52 righe dell’elenco — il numero c’è, e se non c’è la questione si chiude. Il secondo: verificare che l’intestatario sia una società con sede nello Spazio economico europeo, requisito che l’art. 6, comma 3 impone al vincitore della gara. Il terzo: leggere i termini del sito, perché è lì che l’operatore dichiara la propria concessione e la propria società. Chi salta questo passaggio accetta per fede un dato che è pubblico, ed è l’unica parte della faccenda che il lettore può verificare senza dipendere da nessuno.

Il resto è un divieto preciso, che vale la pena leggere per intero perché circola spesso in versione addolcita. La legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, come l’Agenzia ha ricordato il 28 febbraio 2024, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero; e aggiunge che anche il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. È la regola lato giocatore, scritta dall’autorità e non da un comparatore, e va letta insieme al resto: nessuna delle tutele descritte nella sezione sulla tutela del giocatore vale su un sito non collegato al registro degli autoesclusi.

Per completezza, e perché è la domanda che ogni tanto arriva: Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non risultano fra le 52 righe dell’elenco alla data indicata, e questo va letto come un dato sull’elenco, non come una tesi su quei quattro marchi — di cui la pagina non dice altro. Il mercato non finisce qui: altri concessionari esistono, e una scheda che non compare in questa lista di dieci non per questo è priva di concessione.

Un palinsesto approvato, non un catalogo libero

Il punto che separa l’Italia da quasi ovunque è che qui non si scommette su tutto: l’art. 2, lett. s) definisce il palinsesto come il programma degli eventi — sportivi, comprese le corse dei cavalli, e non sportivi — e dei tipi di giocata preparato dal concessionario e approvato dall’Agenzia, e una scommessa si può prendere solo su eventi che stanno in quel programma. Gli eventi si aggiungono uno per uno: a settembre 2026, riferisce la stampa di settore, l’Agenzia ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner. Il catalogo di un concessionario non è quindi la sua fantasia, ma la sua fantasia approvata.

Che cosa contenga esattamente quel programma per ciascuno dei dieci, però, non è dato sapere, e va detto senza girarci intorno: quali sport e quali tipi di giocata stiano nel palinsesto di un marchio lo mostra il suo sito o la sua app, non un documento consultabile in anticipo. La conseguenza pratica è una sola, e riguarda il lettore: il controllo si fa sul catalogo, non sull’insegna.

Un capitolo a parte merita il virtual, perché è la cosa che più assomiglia a un esport senza esserlo. L’art. 2, lett. v) definisce le scommesse su eventi simulati come quelle su eventi sportivi, ippici e di altro tipo simulati al computer e mostrati con animazioni o con un evento reale pre-registrato, ammesse dentro una concessione per le scommesse sportive; e i siti degli operatori portano una sezione «Virtuali». Sisal, per dire, dichiara oltre 3.000 eventi virtuali al giorno, dalle sette del mattino alle tre di notte. È un prodotto che imita lo sport con un generatore, e non ha niente a che vedere con un torneo di Valorant: la differenza non è tecnica, è di sostanza.

Poi ci sono le corse dei cavalli, che nella legge sono due cose diverse: le scommesse sulle corse, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro l’art. 6, comma 1, lett. a), e i giochi di ippica nazionale (art. 6, comma 1, lett. c; art. 2, lett. h: vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté e simili) hanno bisogno di una concessione propria. Se un marchio prenda online i totalizzatori di ippica nazionale non si sa. Il live, invece, è offerto da tutti i grandi operatori, ma le regole dell’Agenzia sui mercati in corso, sui ritardi e sugli eventi non sono note, e qui non esiste un elenco dei mercati live.

Un ultimo gioco a sé è lo scambio di quote, ammesso dall’art. 6, comma 1, lett. e) e definito dall’art. 2, lett. u): il giocatore può fare la parte del giocatore o del banco, e il concessionario si limita a mettere in contatto i due in forma anonima. Su questo la pagina ha già detto quello che le fonti riportano nella scheda di Betfair. La regola generale che ne esce è semplice: un conto su un concessionario non dà accesso a tutto, ma a quello che quel concessionario ha in concessione.

C’è infine un tipo di palinsesto che nessuno mette in vetrina, e non per pudore commerciale: scommesse su eventi che coinvolgono minori. Un provvedimento del direttore dell’Agenzia in materia esiste e richiama il DM 111/2006, ma il suo contenuto non è noto, e nessuna delle fonti riporta casi. Va tenuto a mente nello stesso modo in cui si tiene a mente il divieto ai minori di 18 anni: sono regole che esistono per una ragione, e la ragione è nota a chiunque abbia visto un ragazzo chiedere a un adulto di puntare per lui.

Dalla puntata alla vincita: il conto che serve prima di puntare

Prima di appassionarsi al confronto fra i margini conviene essere sicuri del conto più elementare di tutti, quello che mette in fila quello che si rischia e quello che si incassa. Con le quote decimali il calcolo è lineare: il ritorno di una giocata è la puntata moltiplicata per la quota, e il guadagno netto è la puntata moltiplicata per la quota meno uno. Con 10 € su una quota di 1,90 la casa restituisce 19 €, dei quali 9 € sono guadagno e 10 € sono la puntata che rientra. Non c’è niente di più complicato, e non c’è nemmeno niente di più importante: chi non distingue il ritorno dal profitto guarda il proprio saldo e si convince di aver vinto quando ha solo riavuto indietro i suoi soldi.

La stessa formula regge il caso della multipla, dove le quote delle singole gambe si moltiplicano in un unico prezzo. È la parte che rende popolari le multiple e pericolose le multiple lunghe: cinque prezzi che si moltiplicano fanno crescere il risultato in modo rapido, ma cresce anche la probabilità che almeno una gamba cada, e in una combinazione basta un errore solo. Il sistema, la terza famiglia di giocate in tabella, è lo stesso principio distribuito su più biglietti, con l’effetto di diluire il rischio e il costo delle scommesse.

Ecco perché il conto della vincita e il conto del margine vanno fatti insieme, mai separati. Il 1,90 dell’esempio contiene già dentro di sé il margine della casa: è il prezzo di un mercato a due esiti simmetrici, non una misura della probabilità che quell’esito si verifichi. Un calcolo che dice quanto si incassa non dice niente su quanto spesso si incassa, ed è proprio la confusione fra le due cose a far sembrare semplice una scommessa che semplice non è. La quota va letta come il prezzo di un rischio, non come l’annuncio di un risultato.

Un’ultima precisione sulla forma dei numeri, che in Italia non è un dettaglio da puristi. Le quote si scrivono in formato decimale con la virgola (1,85, non 1.85), le percentuali con la virgola e lo spazio prima del segno (24,5 %), la valuta con il simbolo dopo la cifra (10 €), il punto come separatore delle migliaia (500.000 €) e le date per esteso (25 marzo 2027). Sembra pignoleria; è invece la differenza fra una schedina letta bene e un importo interpretato male.

La tassazione: chi paga, e chi non deve dichiarare niente

Nessuna delle tasse sulle scommesse arriva direttamente sul biglietto di chi gioca, ed è la prima cosa da capire. L’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa (D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, art. 4, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025) è pagata dall’operatore: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza fra le puntate e le vincite pagate. Le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano le stesse aliquote (prima erano il 43 % e il 47 %), e le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % dell’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta nel «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore, e se i crediti da bonus entrino nella base imponibile non è dato sapere.

Per il giocatore la faccenda è più semplice, con una precisazione che non è un cavillo: le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo a chi le incassa e non vanno dichiarate, perché il prelievo è alla fonte — il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. È una ricostruzione che la stampa riporta, nel 2024 e nel 2026, e non risulta confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria: chi ha una posizione fiscale complicata fa bene a consultare un commercialista invece di fidarsi di un articolo.

Il quadro cambia del tutto fuori dal perimetro delle concessioni, ed è qui che la differenza fra le due strade diventa misurabile. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, tassabili sotto l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto e senza detrazioni; la lettura pratica è nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota, e la posizione si riassume così: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate — il che non è consulenza fiscale. Chi gioca su un concessionario non ha questo problema; chi gioca altrove se lo crea, e spesso non lo scopre per anni.

Le ricariche, i prelievi e i punti vendita

Il denaro che entra in un conto di gioco italiano può passare da strade diverse, e la più caratteristica — quella che non esiste in molti mercati — è il punto vendita ricariche (art. 13, D.Lgs. 41/2024). ADM tiene un registro dei punti di ricarica, tabaccai e ricevitorie: questi accreditano il conto online solo su richiesta del titolare e dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già dato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né restituire il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno al punto vendita. È un canale pensato per chi vuole tenere separato il conto dalla carta, e insieme una barriera: il contante settimanale non è una porta girevole.

Le rotaie che le pagine di confronto mostrano sui concessionari sono le carte, le PostePay e le altre prepagate, i portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, il bonifico, i voucher e le ricariche in tabaccheria (SisalPay, Mooney); l’elenco aggiornato di ciascun operatore sta nei suoi termini, ed è lì che va cercato. Sulle criptovalute presso i concessionari la situazione è aperta, e nessuna norma che nomini canali approvati è nota. Esiste infine una previsione, l’art. 22, comma 1, per un regolamento concordato con la Banca d’Italia che fermi i prestatori di servizi di pagamento dall’operare con denaro di gioco per conto di soggetti privi di concessione: la sua entrata in vigore non è confermata. Anche il controllo, insomma, ha le sue zone grigie — e sono un motivo in più per restare dove la concessione c’è.

Gioco responsabile: gli strumenti che il concessionario deve mettere a disposizione

La parte tecnica della tutela sta nell’art. 15, comma 1, e vale la pena elencarla come la scrive la norma: autolimiti di tempo, di spesa e di perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento di gioco secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Accanto a questo, il comma 2 mette un obbligo di informazione: ogni concessionario spende lo 0,2 % del proprio ricavo netto, fino a un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa.

Il limite di deposito è la parte che si tocca con mano al momento dell’iscrizione: il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile, le pagine degli operatori mostrano un limite già al momento della registrazione, un limite abbassato ha effetto immediato e per alzarlo si aspetta qualche giorno. La figura del limite di deposito che ADM fissa nella gara non è nota; quello che conta per il lettore è che il numero lo sceglie lui, e che la scelta è reversibile solo verso il basso con facilità. Se ti serve una cifra per orientarti, parti da quella che saresti disposto a perdere senza cambiare niente della tua settimana, e non da quella che il saldo ti permette.

Le regole di autoesclusione e il registro RUA

L’autoesclusione è lo strumento più forte del sistema, ed è anche quello che i lettori capiscono meno. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, blocca l’accesso a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia e alle sale sul territorio: non è un’opzione di un bookmaker, è una porta chiusa su tutto il perimetro legale. L’art. 15, comma 1, lett. e) richiede strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore; un sito di settore riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026, e durate e forme sono quelle che i termini degli operatori e la pagina dell’Agenzia riportano.

Il caso di Admiralbet è quello che mostra meglio come si scrive una clausola del genere e come la si legge. I suoi termini prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Due scale di durate che convivono nello stesso documento sono la prova di quanto si muova in fretta questa materia. E c’è un dettaglio che nessuna pagina di comparazione mette in evidenza abbastanza: un sito senza concessione non è collegato al RUA, quindi un giocatore autoescluso lì non è protetto da niente — la sua richiesta resta in un cassetto di un’azienda che non ha nessun obbligo di aprirlo.

Nello stesso documento di Admiralbet c’è la parte che riguarda i limiti in registrazione: il marchio chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con un limite ridotto che ha effetto immediato e uno aumentato che aspetta 7 giorni. Per un lettore italiano è una delle poche occasioni in cui il momento dell’iscrizione diventa il momento in cui si decidono le regole, invece del momento in cui si compila un modulo.

Nessuno di questi strumenti è una gentilezza del fornitore, ed è questa la parte che va capita. Sono il prezzo che il concessionario paga per tenere la concessione, e la ragione per cui un conto su un marchio autorizzato vale più di un conto offshore anche quando la quota offshore è più alta di un decimale.

Che cosa succede se il sito non ha la concessione

Qui la sequenza è scritta nelle norme e conviene seguirla senza addolcirla. Offrire gioco ai giocatori in Italia senza concessione è illegale. L’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 prevede che ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tenga l’elenco dei siti legali legati ai concessionari e quello dei siti di cui è inibito l’accesso, entrambi pubblici sui siti dell’Agenzia e della Guardia di Finanza; i prestatori di servizi internet e di pagamento che violano un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per ogni violazione. L’Agenzia reindirizza i domini inibiti verso una pagina di avviso.

La pratica è più disordinata della regola. Il blocco funziona a livello DNS e alcuni fornitori arrivano in ritardo; un ordine del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, secondo una cronaca di settore riferita all’ordine del 24 settembre 2025, e gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di domini a ogni giro, mentre i mirror riappaiono nel giro di ore. La parola giusta per il risultato è «oscurati». Aggiungiamo il lato che riguarda direttamente il lettore: un marchio offshore con licenza straniera non ha alcun titolo in Italia, e come scrive ADM il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. L’importo dell’ammenda e l’esistenza di casi contro un singolo giocatore non sono noti; questo non rende la regola meno reale.

Il ritratto della zona offshore va fatto senza nomi, perché i nomi non servono al lettore: siti con licenze di altri Paesi che accettano giocatori italiani e compaiono nei risultati di ricerca, nessun aggancio al RUA, nessuna vigilanza dell’Agenzia, nessun obbligo di strumenti di limite, nessuna sede italiana dove discutere di una controversia e un rischio concreto di vedersi inibito il dominio da un momento all’altro. Le due strade di questa pagina si separano qui, e non per moralismo: una ti dà un posto dove reclamare, l’altra no.

Il Decreto Dignità e la pubblicità che non vedi

Il Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, è in vigore, e ADM lo cita il 28 febbraio 2024 con una formula che vale la pena riportare per intero: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è quella che la fa rispettare, con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Il decreto stesso promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve al gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente al concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio marchio (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3). Fino a un certo punto, insomma, il legislatore vuole che il gioco legale si veda; quello che non vuole è che si venda come un divertimento qualsiasi.

Il 2025 e il 2026 hanno aggiunto pezzi a questo quadro. L’Autorità non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto nel 2025; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti (C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme, C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto). È stata proposta, ma non è legge, una modifica a firma Forza Italia al bilancio 2026 per togliere il divieto sulla pubblicità indiretta, per esempio sulle sponsorizzazioni: l’esito non è stato trovato, e alla data della verifica il divieto è in vigore. Chi legge questa parte con l’idea che «tanto le regole cambieranno» stia tranquillo: cambieranno quando saranno cambiate.

C’è una distinzione che salva dalla confusione più comune. Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus: un tetto statale alle somme promozionali non è noto, così come non è noto un tetto ai requisiti di rigioco, e per questo importi, condizioni di puntata e quote minime si leggono nei termini di ciascun operatore e non in una legge. Ogni riga della tabella di questa pagina che parla di freebet va letta con quella regola in mano.

Esports, tornei e calendario: cosa c’è di giocabile

Il calendario è la parte del settore che si legge come una rivista sportiva, e non è un caso: i tornei esports hanno preso la struttura del tennis più che quella del calcio, con appuntamenti sparsi nell’anno, montepremi che si annunciano e roster che cambiano a ogni finestra di mercato. Tra i principali ci sono il campionato del mondo di League of Legends, The International di Dota 2, l’Evolution Championship Series (EVO) per i picchiaduro e l’Intel Extreme Masters: quattro format diversi, quattro pubblici diversi, quattro modi diversi di costruire una scommessa.

La scala è quella che ha reso celebre il movimento, e i due numeri qui sotto la raccontano meglio di qualsiasi aggettivo. The International 2021 di Dota 2 ha avuto un montepremi superiore a 40 milioni di dollari USA, il più alto nella storia degli esports a quel tempo. L’Esports World Cup 2026 si svolge dal 6 luglio al 23 agosto a Parigi, con un montepremi di 75 milioni di dollari USA e 24 giochi in programma; l’edizione 2025 si era fermata a 71,5 milioni di dollari USA, e il Team Falcons aveva vinto il Club Championship difendendo il titolo dell’anno prima. C’è una cosa da dire sui premi, ed è la stessa che diceva l’apertura: sono somme che vanno ai giocatori e alle organizzazioni, e non cambiano di un centesimo il funzionamento di un mercato. Il montepremi di un torneo non è il rendimento atteso di una scommessa, e la tentazione di trattarlo come tale è la più costosa che questo settore produce.

Il calendario ha poi un secondo uso per chi punta, più concreto: i tornei sparsi nell’anno creano finestre in cui il volume di gioco su certi titoli sale, e in quelle finestre il palinsesto di un operatore si riempie o resta vuoto. Una competizione che dura sei settimane non si gioca come un campionato che dura nove mesi, e chi segue League of Legends sa già che la sua stagione ha una forma diversa da quella di un tifoso di Serie A.

Poi c’è il capitolo che riguarda il regolamento di una scommessa su un titolo digitale, e qui la pagina deve essere esplicita. Le competizioni esportive hanno una caratteristica che le distingue da una partita di calcio: cambiano con il gioco, perché una patch può modificare le regole in modo sostanziale, un roster può cambiare a metà stagione, un formato di partita può passare da una mappa singola a una serie. Una scommessa su un titolo digitale richiede quindi una lettura attenta delle condizioni della giocata — cosa succede se il match viene rinviato, se il formato cambia, se la partita viene giocata su una versione diversa del gioco — e quelle condizioni stanno nei termini dell’operatore, non in una pagina come questa.

Sul resto la posizione è quella che il resto della pagina ha già stabilito: chiavi come «scommesse esports fifa», «scommesse esports come funziona», «scommesse esports italia» e «scommesse esports mercati» descrivono un’interesse reale, e la risposta che un operatore italiano può dare dipende dal suo catalogo. Il modo per verificarlo è sempre lo stesso e non si ripete: aprire l’app del marchio, cercare il titolo, guardare se compare e con quale quota. Dieci controlli da trenta secondi danno una risposta più solida di qualsiasi elenco.

Domande frequenti sulle scommesse esports

Su quali eventi si può scommettere con un concessionario ADM?

Solo sugli eventi che stanno nel palinsesto preparato dal concessionario e approvato dall’Agenzia: l’art. 2, lett. s) del D.Lgs. 41/2024 dice che una scommessa si può prendere unicamente su eventi di quel programma, che l’Agenzia aggiorna un evento alla volta. Quali sport e tipi di giocata vi rientrino per ciascun marchio non è noto, e lo mostra il catalogo dell’operatore.

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si confronta il numero dichiarato nei termini del sito con l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, che al 25 ottobre 2026 conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un solo sito .it. Poi si controlla l’intestatario, che quasi mai porta il nome del marchio, e la sua sede nello Spazio economico europeo.

Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?

Il ritorno è la puntata moltiplicata per la quota decimale, il guadagno netto è la puntata moltiplicata per la quota meno uno: 10 € a 1,90 restituiscono 19 €, di cui 9 € di guadagno e 10 € di puntata rientrata. In una multipla le quote delle singole gambe si moltiplicano in un unico prezzo.

Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?

Si somma, per ogni esito dello stesso mercato, uno diviso la sua quota, e si sottrae il totale da 100 %. Su un mercato a due esiti a 1,90 e 1,90 la somma è circa 1,0526, il payout è intorno al 95 % e il margine intorno al 5 %. È una stima su molte giocate nelle stesse condizioni, non un risultato garantito.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

No, quando a pagarle è un concessionario ADM: il prelievo è alla fonte e il giocatore riceve la somma netta senza dichiarare nulla, secondo una ricostruzione riportata dalla stampa e non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria. Le vincite su siti esteri andrebbero invece dichiarate come redditi diversi, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

Il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile già in registrazione, e l’art. 15, comma 1 impone anche autolimiti di tempo, di spesa e di perdita, messaggi automatici su durata e spesa e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore. Un limite ridotto ha effetto immediato, mentre per aumentarlo serve un’attesa.

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