Non AAMS scommesse in Italia 2026: il conto che arriva senza concessione
Ultimo controllo dei dati: 30 Ottobre 2026, con le concessioni riscontrate sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM — Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Chi cerca un bookmaker «non AAMS» cerca quasi sempre una cosa sola: più margine di manovra. Più mercati, un bonus che non ha letto da nessuna parte nella versione italiana, nessun limite di deposito da fissare in fase di registrazione, nessun conto di gioco che pretende un documento prima di farti prelevare. La richiesta è comprensibile. Il conto che arriva dietro, molto meno.
Sul listino di un operatore con concessione ADM ci sono alcune voci scomode: una concessione a scadenza, un registro degli autoesclusi al quale il tuo nome resta agganciato anche se cambi bookmaker, una campagna di comunicazione responsabile che qualcuno paga, un’imposta unica che qualcuno versa. Sono costi veri, e li paga l’operatore. La domanda utile non è chi li paga, ma cosa succede quando qualcuno smette di pagarli. La risposta sta nei capitoli che seguono, e riguarda due soggetti: chi ti prende la scommessa e chi la piazza.
La tesi di questa pagina è una sola, e non è una tesi popolare: il «fuori concessione» non è un’opzione più libera, è un’opzione con un prezzo spostato. Spostato dal bookmaker al giocatore, dalle spese di vigilanza al portafoglio di chi punta, dal tavolo di chi ha sbagliato alle tasche di chi ha solo cliccato.
Indice dei contenuti
- Che cos’è davvero un sito di scommesse non AAMS
- Normativa e vigilanza: la concessione e quello che comporta
- Prevenzione: la tutela che esiste solo se il sito è collegata al RUA
- Valutazione e classifica: cosa guardare in un operatore con concessione
- Cosa costa davvero: limiti, tassazione e il conto del margine
- Le dieci concessioni, una per una
- Domande frequenti sulle scommesse non AAMS
- Il conto finale
- Addendum: chi resta fuori dai dieci
Che cos’è davvero un sito di scommesse non AAMS
Il mercato continua a dire «AAMS». La sigla è rimasta nei motori di ricerca, nei forum, nei nomi delle chiavi, e in un certo senso è comoda perché tutti capiscono di cosa si parla. Il regolatore però si chiama oggi ADM (ex AAMS), Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e da lì passa ogni autorizzazione al gioco a distanza in denaro in Italia.

Un sito non AAMS, o non ADM come si dovrebbe scrivere, è semplicemente una piattaforma che accetta scommesse da giocatori italiani senza una concessione rilasciata da ADM. Non è una categoria grigia, non è una zona intermedia, non è un «in attesa di autorizzazione». È un sì o un no: la concessione c’è oppure non c’è, e la si verifica in un posto solo.
ADM tiene un «Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza» pubblico. Letto il 25 ottobre 2026, l’elenco conta 52 righe, con codici da 16000 a 16051, e ogni riga è legata a un sito .it. Un dettaglio che sfugge a quasi tutti: la concessione è per sito, non per azienda. Eurobet Italia S.r.l. ne gestisce tre — Eurobet, Bwin e Gioco Digitale — e sono tre righe distinte. Quindi il test non è «questa azienda è affidabile», è «questo indirizzo è nell’elenco».
E c’è un secondo dettaglio che rovina molte scorciatoie: quell’elenco non ha una colonna dei giochi. Un concessionario può detenere il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, al betting exchange e al bingo in qualsiasi combinazione. Stare nell’elenco non dimostra che il sito offra scommesse sportive; lo dimostra il sito stesso, il suo palinsesto e la sua app. La verifica è a due passi, e nessuno dei due basta da solo.
C’è anche un equivoco da smontare prima che costi tempo: comparire in una classifica non è una concessione. Un elenco curato, una recensione, un banner — niente di tutto questo è un titolo autorizzativo. L’unico documento che conta è l’elenco di ADM, e al massimo il numero di concessione che l’operatore dichiara nei propri termini.
Il meccanismo con cui l’offerta senza concessione viene messa fuori gioco è vecchio di quasi vent’anni e non è mai stato leggero. ADM blocca i siti privi delle autorizzazioni previste dal 2007, e ricorda che solo i titolari di concessione possono offrire gioco a distanza con vincite in denaro.
Come funziona l’inibizione dei siti di gioco non autorizzati
L’inibizione dei siti di gioco non autorizzati si fonda sull’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. La norma non si limita a dire che i domini illegali vanno bloccati: mette in capo a chi fornisce connessioni Internet l’obbligo di consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti. È un obbligo continuativo, non una lettura una volta l’anno.
Dall’aprile 2026 i siti inibiti sono reindirizzati a una pagina di avviso di ADM su sito-inibito-giochi.adm.gov.it, al posto del vecchio indirizzo IP statico 217.175.53.72. Entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione, e questo dice qualcosa sulla scala del problema: si cambia infrastruttura senza spegnere la vecchia, perché i blocchi devono continuare a funzionare mentre si migra.
Quando digiti l’indirizzo di un sito inibito, ADM ti presenta una pagina che ti informa che il sito richiesto è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia. È una delle poche volte in cui un regolatore italiano ti parla direttamente, senza intermediari, nel momento esatto in cui stavi per fare qualcosa di sbagliato.
L’elenco che sta dietro a tutto questo non è corto. Un provvedimento del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, e gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono da alcune decine a qualche centinaio per volta; l’ultimo elenco consultabile è aggiornato al 13 ottobre 2026. La parola che il mercato usa per il risultato è «oscurati», ed è la parola giusta: il sito c’è, ma non si vede.
Il punto che quasi nessuno mette in fila è la velocità. Il blocco lavora a livello DNS, e alcuni fornitori di connettività restano indietro rispetto all’aggiornamento dell’elenco. Dalla parte opposta, i mirror — copie dello stesso sito su domini nuovi — ricompaiono nel giro di ore. Il giocatore che cerca un indirizzo alternativo lo trova quasi sempre. Il risultato è un inseguimento perpetuo che nessuno vince, e nel frattempo chi ha depositato soldi su un dominio oscurato si trova in una posizione che non ha nessun titolo per far valere.
Cosa rischiano fornitori e prestatori di servizi di pagamento
Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo di inibizione imposto da ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata. La norma sta nel D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, art. 22, e la cifra va letta per quello che è: «per ciascuna violazione accertata». Non è una tantum, non è proporzionale al fatturato, non è una cifra simbolica.
Vale la pena tradurre quel meccanismo in costi concreti. Immagina un prestatore di servizi di pagamento che continua a processare transazioni verso domini inibiti, e che si faccia accertare dieci violazioni distinte. Il conto teorico parte da 300.000 € e arriva a 1.800.000 €. Per un intermediario che non ha nulla a che vedere con le scommesse, quel numero non è un rischio d’impresa: è la ragione per cui i controlli si irrigidiscono.
Il D.Lgs. 41/2024 contiene anche l’art. 22, comma 1, che prevede un regolamento, concordato con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco destinato a operatori privi di concessione. L’entrata in vigore di quel regolamento non è confermata. Chi oggi deposita su un sito estero con una carta italiana non ha, sulla carta, una garanzia né una certezza: dipende da come e quando quella norma diventerà operativa.
Un regolamento in arrivo, però, cambia già il comportamento degli intermediari prima di entrare in vigore. Le banche e i circuiti che leggono una sanzione potenziale fino a 180.000 € per ogni violazione accertata non aspettano il testo definitivo per alzare i filtri. Il costo che il giocatore percepisce non è la sanzione: è il pagamento rifiutato, il prelievo che resta fermo, il conto bloccato in attesa di spiegazioni che nessuno gli deve. È la prima voce di un conto che nessuno gli ha mostrato in anticipo.
La norma, peraltro, non è mai stata pensata come una punizione contro il giocatore. È stata scritta per rendere l’offerta illegale scomoda da servire. Il che non impedisce che a subirne le conseguenze pratiche sia, alla fine, chi ha depositato per ultimo.
Normativa e vigilanza: la concessione e quello che comporta
Il quadro normativo di riferimento è il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, sul riordino del settore dei giochi pubblici a distanza, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Le «concessioni» non sono licenze aperte: si assegnano per gara pubblica, con un numero chiuso di posti. Non esiste la possibilità di «chiedere» una concessione quando la si vuole; esiste il momento in cui lo Stato ne mette in gara un certo numero.
L’art. 6, comma 1, elenca i giochi che possono essere offerti a distanza in regime di concessione: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse dei cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; giochi di ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; bingo. L’art. 6, comma 3, stabilisce che i vincitori della gara possono gestirne uno o più per un massimo di nove anni, senza rinnovo.
Nove anni senza rinnovo automatico sono, di fatto, una data di scadenza scritta dentro ogni offerta. Chi costruisce un’offerta intorno a un margine sottile e a una base di giocatori da coltivare ha un orizzonte finito per ammortizzare l’investimento. Il capitale richiesto è quello di una società di capitali con sede nello spazio economico europeo, con un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che ADM fissa nella gara (art. 6, comma 5). Termini della concessione e regime fiscale restano fissi per tutta la durata (art. 4, comma 3, e art. 5, comma 3), il che toglie all’operatore la possibilità di rinegoziare le regole a metà partita.
La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Sono i numeri che spiegano perché il mercato italiano sia concentrato: 7 milioni di ingresso sono una barriera, non un biglietto.
Un mercato con una barriera d’ingresso alta e una scadenza certa è un mercato che protegge i suoi operatori più di quanto protegga i suoi clienti. Questa è la lettura che nessun comunicato scriverà mai, ed è quella che conta quando si confronta un’offerta con e senza concessione. La barriera tiene fuori i piccoli e i frettolosi, sì. Tiene dentro anche chi sa che per nove anni non gli verrà chiesto di cambiare modello.
Perché una licenza estera non vale nulla in Italia
Curaçao, Malta, Anjouan. Sono le tre giurisdizioni che compaiono più spesso sulle pagine di un sito estero, e la tentazione di leggerle come una forma di garanzia è forte: hanno una licenza, quindi qualcuno le controlla.
Il punto è un altro. Una licenza estera non ha alcuno standing in Italia. Non autorizza a raccogliere gioco nel Paese, non attiva nessuno dei meccanismi di tutela previsti dall’ordinamento italiano, non mette quel sito in nessun rapporto con ADM. Un brand straniero che accetta giocatori italiani resta, per l’ordinamento italiano, un’offerta non autorizzata, indipendentemente dal timbro che espone in fondo alla home page.
Il betting exchange merita un discorso a parte, perché è spesso descritto come la versione «pura» del mercato. La legge lo ammette come gioco separato, all’art. 6, comma 1, lett. e), e l’art. 2, lett. u) lo definisce così: il giocatore può essere puntatore o bancatore e il concessionario si limita a mettere in contatto anonimo le due parti. La documentazione di Betfair — descritta come la prima a portarlo in Italia, con concessione 16028 — riporta regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima di 200 centesimi in passi da 50 centesimi; un articolo di stampa specializzata del 2024 riferisce che sulle vincite il giocatore non deve nulla, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali brand gestiscano oggi un exchange e con quali regole di commissione è un altro punto aperto.
Il modello del betting exchange è interessante proprio per l’angolo di questa pagina: mette le parti una contro l’altra e lascia al concessionario la sola funzione di collegamento. Se il costo principale di un bookmaker è il margine incorporato nella quota, un exchange lo sostituisce con una commissione esplicita. Ma anche lì, la differenza tra l’essere in un mercato vigilato e l’essere su una piattaforma che nessuno vigila è la differenza tra una commissione che puoi leggere e una che non puoi contestare.
Il palinsesto: quello che si può giocare e quello che non si può
L’art. 2, lett. s) definisce il «palinsesto» come il programma degli eventi — sportivi, comprese le corse dei cavalli, e non sportivi — e delle tipologie di giocate predisposto dal concessionario e approvato da ADM. La conseguenza pratica è secca: si può accettare una scommessa solo su eventi che stanno dentro il palinsesto approvato, e ADM autorizza gli eventi uno per uno.
Questo è il punto in cui il mercato vigilato appare più lento di quello offshore, e va detto senza girarci intorno. Nel settembre 2026 ADM ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner, come riporta la stampa di settore. Un evento nuovo entra nel programma approvato quando l’autorizzazione arriva, non quando il pubblico lo chiede. Su un sito senza concessione, quella coda non esiste. Esiste però anche l’altro piatto della bilancia: su un palinsesto approvato, se un evento c’è, sai che qualcuno ha verificato prima che ci fosse.
I Virtuali sono un caso a sé e vale la pena scioglierlo. L’art. 2, lett. v) definisce le «scommesse su eventi simulati»: eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer e mostrati con animazione o con la riproduzione di un evento reale. Sono ammessi dentro una concessione per le scommesse sportive, e le sezioni «Virtuali» sui siti degli operatori stanno lì per questo. Non sono una zona franca: sono una tipologia prevista e inquadrata.
L’ippica, invece, è due cose diverse nella stessa legge, e confonderle è un errore frequente. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno nell’art. 6, comma 1, lett. a). I «giochi di ippica nazionale» — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté, cioè le tipologie a totalizzatore — stanno nella lett. c) e richiedono una concessione propria. Se un brand prenda o meno totalizzatori di ippica nazionale online è un altro dei punti che non risultano definiti.
Sulle corse dei cavalli vale la pena di soffermarsi un momento, perché è il settore in cui la differenza tra quota fissa e totalizzatore si sente di più in tasca. A quota fissa, il prezzo lo fissi quando giochi e non cambia più. A totalizzatore, il prezzo lo scopri dopo: dipende da quanto è stato giocato sull’insieme e da come è finita. È la differenza tra un costo noto in anticipo e un costo che scopri a cose fatte.
Il Decreto Dignità e il confine della comunicazione
Il Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito in legge 96/2018, è in vigore. Il 28 febbraio 2024 ADM lo ha citato così: è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet. L’autorità che lo fa rispettare è AGCOM, con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione.
Il decreto, però, non è un divieto di esistere. Promuove la pubblicità del gioco pubblico che serva al gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente a un concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile che portino il suo logo (art. 3, lett. m, e art. 15, comma 3). La differenza tra le due cose non è fumosa come sembra: da una parte c’è «vieni a giocare», dall’altra «sappi cosa stai facendo».
Lo stato applicativo della norma è mosso, e chiunque dica che è una faccenda chiusa non ha letto gli ultimi atti. AGCOM non ha registrato sanzioni per violazione del divieto nel 2025. Il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €. Ci sono due rinvii pendenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea: C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità della notifica del divieto. Ed è stata proposta, non approvata, un’emendamento di Forza Italia alla legge di bilancio 2026 per togliere il divieto alla pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni: l’esito non risulta.
Trasferito sul portafoglio del giocatore, questo significa una cosa concreta: quel bookmaker non lo troverai mai nella grafica a bordo campo, nello striscione allo stadio, nell’intervallo della partita. Lo troverai se lo cerchi tu. È un filtro che elimina il richiamo e lascia l’iniziativa a chi la prende, e chi non è in grado di farsi pubblicità ha un motivo in più per curare il prodotto invece dello spot. Non è una consolazione per chi cerca un’offerta, ma è il motivo per cui un confronto tra operatori italiani si fa leggendo termini e condizioni, non cartelloni.
Un dato va tenuto separato dal resto: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus. Non esiste un tetto statutario al bonus di benvenuto, né un tetto ai requisiti di puntata. Importi, rigioco e quota minima vengono dai termini di ciascun operatore, ed è lì che vanno cercati.
La pubblicità dell’offerta illegale è un reato
Qui la legge smette di parlare ai media e parla al giocatore, e lo fa con il linguaggio del codice penale. La legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, come ADM ha riassunto il 28 febbraio 2024, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero. E aggiunge, nella stessa frase: anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.
Rileggo la frase una seconda volta perché merita di essere letta bene: non «il gestore», non «l’organizzatore», non «chi incassa». Il partecipante. Il soggetto che piazza la scommessa.
È la regola che sposta la scommessa fuori concessione da scelta di consumo a condotta sanzionata, e nessun banner lo dice. Su questo punto non c’è spazio per la battuta: è una norma penale, è vigente, è formulata così. Due cose restano fuori dal quadro e non vanno inventate: l’importo in euro dell’ammenda, che non risulta, e l’esistenza di procedimenti contro singoli giocatori, che non risulta.
Per gli operatori la norma si completa con l’art. 4, comma 4-bis, che copre la raccolta di scommesse in Italia anche quando l’accettazione avviene all’estero. Il messaggio è che la geografia tecnica — server altrove, società altrove — non sposta il luogo in cui la condotta si realizza.
ADM aggiunge, nello stesso comunicato, che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. È il motivo per cui una testata che oggi recensisse un sito non autorizzato non rischierebbe soltanto una figuraccia.
Prevenzione: la tutela che esiste solo se il sito è collegata al RUA
Questa è la parte che vale più di tutte le altre messe insieme, e curiosamente è la meno pubblicizzata. Un operatore con concessione ADM non ti vende soltanto un palinsesto: ti mette dentro una serie di meccanismi che esistono per fermarti prima che sia tardi. Su un sito senza concessione, nessuno di questi meccanismi ti raggiunge.

Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, è nato nel 2018 e funziona per esclusione, non per concessione. L’autoesclusione registrata nel RUA si estende a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, indipendentemente dal concessionario presso cui è stata richiesta. Nel RUA l’autoesclusione blocca ogni piattaforma autorizzata in Italia e anche le sale fisiche.
Chi non ha la concessione non è collegato al RUA. È una frase di sei parole che riassume il problema: un giocatore autoescluso, iscritto al registro, che apre un conto su un sito estero non trova nessun blocco, perché quel sito non ha nessun motivo per sapere chi è. La sua autolimitazione vale esattamente dove ha deciso di valere, e da nessun’altra parte.
Le durate dell’autoesclusione non sono uniformi e stanno cambiando. Le condizioni di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. La forbice nuova è molto più ampia: prevede pause brevi, che prima non c’erano, e pause lunghissime, che prima non erano codificate con questa precisione. Un sito di stampa specializzata riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026.
L’art. 15, comma 1, prevede gli strumenti: autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario secondo l’età e il comportamento del giocatore su protocolli approvati da ADM; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno.
Quell’ultimo punto viene sempre letto come una formalità. Non lo è. Un canale aperto cinque giorni su sette, otto ore al giorno, è personale pagato che risponde, ed è la voce di costo che un sito senza concessione non ha nessun motivo di sostenere: nessuno glielo chiede, e il giocatore che avrebbe voluto usarlo non è mai arrivato a capire che poteva chiedere.
Limiti di deposito e di spesa alla registrazione
Alla registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. È la scelta che pesa più di tutte e la si compie nel momento in cui si sa meno: due minuti dopo aver compilato il modulo, senza aver ancora visto come si comporta quel sito con le tue giocate.
Il meccanismo ha un’asimmetria voluta, ed è importante conoscerla. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. La logica è che nessuno deve poter alzare il tetto nel momento in cui sta perdendo: se per alzare bisogna aspettare una settimana, la decisione presa in una serata storta non diventa operativa la sera stessa.
La prova del meccanismo sta nei termini, non nel marketing. In registrazione Admiralbet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. È un’impostazione a tre dimensioni — denaro depositato, denaro speso, tempo passato — e la terza è quella che nessun sito estero ti chiede mai.
C’è poi il tema della verifica dell’identità, che è la barriera più contestata dai giocatori. Il conto di gioco richiede un’identificazione completa. Il conto di gioco Admiralbet si apre con la registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. Per aprire il conto BetFlag il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
Il limite dei 30 giorni, che gli operatori riportano nelle proprie pagine, è quello che fa più discutere: senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati. Chi si è registrato senza documento si ritrova con denaro dentro un conto da cui non esce, e la chiama «trappola». Non lo è: è il costo di un sistema che vuole sapere chi sta giocando prima di pagarlo. La scocciatura è reale e i trenta giorni sono pochi per chi apre il conto in vacanza e ci torna un mese dopo. Ma la differenza tra un prelievo rallentato da un documento e un prelievo che non arriverà mai su un dominio oscurato la settimana dopo è tutta lì.
Sui minori gli strumenti sono tre e si sovrappongono per scelta. L’art. 3, comma 1, lett. a) mette la «tutela dei minori di età» tra i principi; le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco; e la legge italiana fissa l’età a 18 anni. Nessuno dei tre basta da solo, ed è per questo che stanno insieme.
Gioco responsabile: chi paga la comunicazione
L’art. 15, comma 2, contiene una delle poche voci di questa materia che si legge come un impegno contabile preciso: ogni concessionario destina lo 0,2 % dei propri ricavi netti, e comunque non più di 1.000.000 € l’anno, a campagne di informazione o comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa.
Fermiamoci sul numero, perché non è piccolo e non è facoltativo. Lo 0,2 % dei ricavi netti è una quota che nessun operatore versa volentieri e che nessun operatore può evitare se vuole mantenere la concessione. È denaro che non finisce né in marketing né in margine, ed è parte del costo di stare nel mercato vigilato.
Ed è il costo che spiega molte cose. Se un operatore regolare deve destinare una quota dei ricavi a parlare di gioco responsabile, mentre un concorrente senza concessione non ha nessun obbligo del genere, allora il primo parte da un margine operativo più basso. Quella differenza o la recupera sui prezzi, cioè sulle quote, o la recupera sul prodotto. È il motivo per cui, a parità di mercato, il confronto tra un’offerta regolare e una non regolare non è mai a parità di condizioni.
Sul piano pratico, gli strumenti di gioco responsabile di bet365 comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Quel numero è l’unico dato di questa pagina che vale la pena di memorizzare anche se non si gioca: è gratuito, è nazionale, ed è la porta d’ingresso verso un aiuto che non passa dal bookmaker.
Quello che succede se giochi e poi vuoi fermarti
Il caso pratico è sempre lo stesso e vale la pena seguirlo dall’inizio. Un giocatore decide di fermarsi, chiede l’autoesclusione al suo bookmaker, e il suo nome entra nel RUA. Da quel momento non può più aprire né usare conti su nessuna piattaforma autorizzata in Italia, e nemmeno entrare nelle sale fisiche. La protezione è ampia perché è centralizzata: non dipende dalla buona volontà del singolo operatore.
Se quello stesso giocatore, tre settimane dopo, cerca un sito che non lo blocchi, il RUA non ha niente da dirgli. Il registro è costruito intorno alle concessioni, e un dominio senza concessione non è nel perimetro. Non è una scappatoia: è la prova che il perimetro esiste solo dove c’è un titolo autorizzativo a definirlo. Chi cerca un sito non AAMS per «avere più libertà» sta cercando, in concreto, un posto dove la propria stessa decisione di fermarsi non vale.
C’è una seconda conseguenza, meno evidente e più costosa. Un giocatore che si autoesclude per un periodo lungo e poi scopre che il suo bookmaker regolare lo ha bloccato mentre un sito estero no non ha un problema di regole: ha un problema di soldi, perché il denaro depositato su quel sito resta in una giurisdizione dove il suo nome, il suo documento e il suo reclamo valgono quello che valgono, cioè poco e a proprie spese.
Valutazione e classifica: cosa guardare in un operatore con concessione
La classifica che segue non è una graduatoria di bravura, e non è una raccomandazione. Sono dieci concessioni tra le 52 dell’elenco ADM letto il 25 ottobre 2026, scelte perché su ciascuna esistono fatti verificabili sul prodotto sportivo. Ogni riga porta il numero di concessione e il concessionario, e questo è il primo filtro: un nome senza concessione accanto non appartiene a questo elenco, per nessun motivo.
I criteri con cui le ho messe in fila sono quattro, e sono quelli che un giocatore può verificare da solo in pochi minuti. Primo: la concessione c’è, il numero è dichiarato, il concessionario è una società identificabile nei termini. Secondo: l’offerta sportiva ha una profondità misurabile — numero di eventi, tipologie di giocata, presenza del live, strumenti come il cash out. Terzo: gli strumenti di tutela sono descritti e non solo nominati, perché un limite che non è spiegato è un limite che non userai. Quarto: il prodotto mobile regge, perché è lì che passa ormai la maggior parte delle giocate.
Su questo elenco vanno fatte due precisazioni che cambiano la lettura delle righe successive. La lista non è esaustiva del mercato: esistono altri concessionari, e un brand che non compare qui non è per questo privo di concessione. E, come già detto, l’elenco di ADM non ha una colonna dei giochi: la presenza del numero non dimostra l’offerta sportiva, che va vista sul sito e sull’app.
Una nota sull’ordine di marcia: al 25 ottobre 2026 Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figurano tra le 52 righe. Sono nomi che circolano molto nelle ricerche su questo tema, e la loro posizione rispetto all’elenco è un fatto, non un’opinione.
| Brand | Numero di concessione e concessionario | Cosa prevedono i termini dell’operatore sull’argomento |
|---|---|---|
| StarCasinò | ADM n. 16026, Azzurri Limited | L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa, accanto alle slot e al Live Casinò |
| Sisal | ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | Oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di calcio, volley, tennis e basket; Cash Out sulla schedina |
| Betsson | ADM n. 16027, Azzurri Limited | Scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo |
| SNAI | ADM n. 16032, Snaitech Spa | Singole, multiple e sistemi, con risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, e funzione Cash Out |
| Eurobet | ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | Palinsesto da calcio, tennis e basket fino a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, con eventi di spettacolo e di politica |
| bet365 | ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Official Global Betting Partner della UEFA Champions League, con scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live |
| Goldbet | ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | Schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport |
| Planetwin365 | ADM n. 16007, Pwo S.p.a. | Principali campionati di calcio nazionali ed europei (Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga) e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 sport con risultati in diretta |
| AdmiralBet | ADM n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | Alla registrazione chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni |
| BetFlag | ADM n. 16008, Betflag S.p.a. | Apertura del conto con identificazione tramite SPID e CIE, accanto alla registrazione classica; gioco vietato ai minori di 18 anni |
Quello che la tabella mostra meglio di qualunque discorso è dove si concentrano i fatti disponibili. La maggior parte delle colonne è piena di prodotto — campionati, mercati, funzioni — e questo dice che gli operatori comunicano volentieri cosa offrono. La colonna dei termini racconta un’altra storia: solo una riga su dieci contiene un dato su limiti e autoesclusione, perché è l’unica per cui quei termini sono stati letti fino in fondo. La tabella non è un campione rappresentativo di quanto ogni operatore scriva nelle proprie condizioni; è un campione di quanto quelle condizioni siano state effettivamente consultate.
C’è una lettura di secondo livello che vale la pena di fare ad alta voce. Il concessionario che compare accanto al marchio spesso non è il marchio: Bwin è Eurobet Italia, Lottomatica è Goldbet Better Organization Italy, Betsson.it e Starcasino.it sono Azzurri Limited. Due brand diversi con due concessioni diverse possono far capo alla stessa società, e questo cambia il modo in cui si legge la concorrenza tra loro. Non è collusione, è struttura: pochi gruppi con più siti .it. Per il giocatore la conseguenza pratica è che la «scelta» tra due marchi può essere meno ampia di quanto sembri, e che il confronto vero va fatto sulle condizioni, non sui loghi.
Sui prezzi questa pagina non stampa numeri, e la ragione è metodologica, non prudenziale. Una quota o un margine ha senso solo accanto all’evento, al mercato, al bookmaker e alla data in cui è stata rilevata; un margine sull’1X2 non è il margine sui totali, il margine di uno sport non è quello di un altro. Chi pubblica un numero senza quelle cinque coordinate non ti sta informando, ti sta intrattenendo. Fuori da una rilevazione datata, la quota va letta nella lingua in cui è scritta: giocata alta o bassa, mercato liquido o sottile, e per il resto confrontata da te sul tuo palinsesto.
Cosa costa davvero: limiti, tassazione e il conto del margine
Qui arriviamo alla voce che interessa di più a chi cerca un sito non AAMS: conviene? E la risposta onesta richiede due conti separati, perché sono due cose diverse e quasi tutti le mescolano.
Il primo conto è quello del mercato. Su un mercato a due esiti, e prendendo per comodità una quota di 1,90 su entrambi i lati — è un esempio, non un prezzo rilevato — il payout condiviso è 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), cioè circa 0,95. Il margine del bookmaker è il resto, intorno al 5 %, ed è la quota di ogni unità puntata che il mercato non restituisce. In pratica, su 100 € giocati su quel mercato in una settimana, il margine vale intorno ai 5 €, e li paga chi gioca, non chi incassa.
Il secondo conto è quello del limite. Se il limite di deposito scelto alla registrazione è di 100 € a settimana, e quei 100 € vengono puntati una volta su un mercato con il margine appena visto, il costo atteso che ti resta in mano è circa 100 € × 5 %, cioè intorno ai 5 € a settimana. È una stima su molte giocate, non un conto della singola serata, e presuppone due cose: che il deposito venga effettivamente giocato una volta sola e che il mercato sia quello lì. Su un mercato con margine più alto la banda si apre; su un mercato più liquido si stringe. Da qui il modo corretto di dirlo: il costo atteso sta in una banda intorno al 5 % del turnover settimanale, con la condizione che si tratti di un mercato a due esiti su quote vicine a 1,90 e che il deposito venga puntato una volta.
Metti i due conti uno accanto all’altro e ti trovi davanti alla prima verità scomoda di questa pagina: il limite di deposito non è una barriera contro il gioco, è un prezzo che tu fissi una volta e che paghi ogni settimana, in proporzione al tuo turnover e al margine del mercato che giochi. Chi gioca 100 € a settimana su mercati da 1,90 spende circa 5 € a settimana di margine implicito. Chi gioca 500 € a settimana ne spende intorno ai 25 €, con la stessa struttura di costi. Il limite non cambia il costo per unità: cambia il numero di unità su cui lo paghi.
Adesso arriva la parte che nessun confronto tra siti mette mai nel conto. La tassazione italiana non la paga il giocatore, la paga il concessionario: l’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa, prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, è del 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e del 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite. Le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano le stesse aliquote, dopo essere passate dal 43 % e dal 47 %; le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite.
Il 24,5 % sulla raccolta a distanza è un numero che va letto insieme all’altro: si calcola sulla differenza tra puntate e vincite, cioè su quella parte che assomiglia al margine. È esattamente la ragione per cui un operatore autorizzato non può permettersi di offrire il margine di un libro offshore: prima di arrivare al suo conto, dal suo margine lordo è già uscita quasi un quarto. Un concorrente senza concessione quella voce non la vede. Non è un vantaggio di efficienza, è un vantaggio di illegalità, e il giocatore lo incassa sotto forma di quota.
E poi c’è il terzo costo, il più grande e il meno visibile: la voce fiscale del giocatore, che cambia da mercato a mercato. Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo cade sul concessionario: è il meccanismo della tassazione alla fonte riportato dalla stampa di settore nel 2024 e nel 2026, per cui il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. Vale la pena di dirlo con la cautela che merita, perché la conferma non arriva da una pagina dell’amministrazione finanziaria: sulla propria posizione conviene consultare un commercialista.
Sulle vincite da siti non autorizzati o esteri la questione si ribalta, e qui c’è un documento preciso. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, tassabili ai sensi dell’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto e senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta alla fonte e dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non risulta. La sintesi, da prendere per quello che è — un’indicazione e non una consulenza fiscale — è che quelle somme andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate.
Metti le tre voci in colonna. Margine implicito nel mercato, aliquota che l’operatore versa e che non può non trasferire almeno in parte sui prezzi, e trattamento fiscale delle vincite che passa da «nulla da dichiarare» a «redditi diversi per l’intero importo». La terza è quella che fa il danno vero, perché è proporzionale a quanto vinci. Sulle somme piccole nessuno se ne accorge. Sulla vincita che cambia la stagione, il conto arriva insieme al premio, e arriva su una somma che hai già speso nella tua testa.
Un’ultima voce, piccola ma rivelatrice: i punti vendita ricariche. L’art. 13 del D.Lgs. 41/2024 li inquadra in un registro tenuto da ADM — tabaccai, ricevitorie — e ne fissa i limiti operativi. Il punto vendita ricarica il conto online solo su richiesta del titolare, dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già dato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non può pagare vincite né far prelevare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno. La lista dei binari che le pagine di confronto mostrano sugli operatori ADM comprende carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria come SisalPay e Mooney; l’elenco di ciascun operatore sta nei suoi termini. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la situazione non è definita, e non risulta una norma che nomini binari approvati.
Il contante in tabaccheria fino a 100 € a settimana è la vena più sottile del quadro. Sembra un dettaglio logistico, in realtà dice dove il legislatore ha voluto che passasse il denaro: un canale identificato, con un tetto basso, e con il divieto esplicito di uscita — quei punti ricaricano, non pagano. Chi si abitua a depositare in contanti al tabaccaio e a prelevare sul conto di gioco non lo troverà mai, perché non esiste.
Le dieci concessioni, una per una
Ogni scheda è un operatore autorizzato, con il suo numero di concessione e quello che i suoi termini e le sue app dichiarano. Nessuna scheda descrive un bonus in denaro che non risulti dai termini dell’operatore stesso.
StarCasinò: il marchio più orientato al casinò della lista
StarCasinò è un sito di Azzurri Limited con concessione ADM n. 16026, e il suo baricentro si vede dal nome prima che dai termini. L’app StarCasinò permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.
Questo non lo squalifica dal confronto sportivo, ma ne orienta la lettura. Chi arriva da una ricerca sulle scommesse e atterra su un prodotto che mette il casinò in vetrina deve aspettarsi un palinsesto sportivo costruito per essere completo, non per essere il centro dell’offerta. La stessa società — Azzurri Limited — gestisce anche Betsson.it con una concessione diversa, la n. 16027: due marchi, due titoli, una struttura societaria.
Il verdetto: per chi cerca un bookmaker puro, la vetrina è spostata altrove. Il numero di concessione e il concessionario sono dichiarati e verificabili, e questo è il pezzo che conta per chi vuole giocare dentro il perimetro. La parte sportiva è descritta a grandi linee, senza numeri di eventi o mercati. Se il calcio e la pallacanestro li trovi anche qui, e li trovi, la differenza la farà il prezzo, che si legge sul palinsesto e non qui.
Sisal: il catalogo più profondo sul live
Sisal Italia S.p.a. con concessione ADM n. 16020 è, tra i dieci, il caso in cui i numeri del prodotto sono più alti e più espliciti. L’app Sisal indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket.
Il dato dei 15.000 eventi live è quello che salta all’occhio, e la diretta streaming gratuita è la parte che lo rende utilizzabile: un live senza visione è una quota che segui a scatola chiusa. Tra le scommesse proposte da Sisal figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca.
Il cash out merita una nota da questa pagina, che parla di costi. Chiudere una giocata prima della fine non è un favore: è una seconda scommessa, sul fatto che il prezzo offerto per uscire sia migliore di quello che ti aspetta lasciando correre. Non è quasi mai gratis, ma su un palinsesto come questo, con migliaia di eventi in corso, è un’opzione che ha senso solo se hai davvero qualcosa da proteggere.
L’app Sisal Matchpoint per le scommesse sportive permette di accedere al conto gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile. Il verdetto su Sisal è il più facile dei dieci da dare: la profondità del live e la diretta gratuita spostano l’ago su chi gioca in corso d’evento, e i mercati sulle espulsioni e sui rigori dicono che il palinsesto è costruito per chi segue la partita minuto per minuto. Sui limiti di deposito e sull’autoesclusione la sua scheda non porta dati, e per quella parte valgono i termini del sito.
Betsson: la concessione di un gruppo che ha più di un marchio
Betsson opera su Betsson.it con concessione ADM n. 16027 e fa capo ad Azzurri Limited, la stessa società che gestisce Starcasino.it. L’app Betsson Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
È un catalogo senza fronzoli e senza sorprese. Le tipologie elencate sono quelle che un giocatore di calcio italiano si aspetta, e la presenza dei mercati sui marcatori dice che l’offerta va oltre il risultato finale. «Migliaia di eventi» è una descrizione, non un numero: chi confronta questa scheda con quella di Sisal ha qui un’informazione più grossolana, e la differenza tra 15.000 eventi live dichiarati da uno e «migliaia» dichiarate dall’altro è la differenza tra una misura e un aggettivo.
Sul piano strutturale, Betsson è l’esempio più chiaro di una cosa che il giocatore scopre tardi: una stessa società può tenere due concessioni e gestire due siti .it che si fanno concorrenza tra loro. Per chi sceglie, il consiglio è quello che vale sempre — guarda il numero di concessione, non il gruppo. Il verdetto è che Betsson è una scelta ragionevole per chi vuole un bookmaker generalista dentro il perimetro italiano, senza un elemento che la distingua dalle altre nove. Il prezzo farà il resto, e il prezzo non sta qui.
SNAI: il marchio che porta la tradizione dello sport italiano
Snaitech Spa con concessione ADM n. 16032 è il marchio con più storia nella scommessa sportiva italiana, e il catalogo lo riflette. L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
Le tipologie di giocata sono il punto di forza. Il sistema è la formula che i bookmaker internazionali conoscono poco: una struttura di multiple combinate in cui anche sbagliando una parte delle giocate si recupera qualcosa. Chi ha imparato a giocare sui sistemi difficilmente cambia piattaforma, perché ritrovare quella combinazione altrove non è scontato.
I mercati sui cartellini e sui tiri in porta sono un segnale preciso. Non sono i mercati di chi punta il risultato e passa oltre: sono i mercati di chi guarda la partita con attenzione a come si gioca. Il verdetto è che SNAI resta la scelta di chi vuole sistemi e mercati di dettaglio nello stesso posto, e che il cash out qui ha la stessa natura che ha ovunque — una seconda scommessa, non un paracadute. Sui termini relativi a limiti e autoesclusione la scheda non porta dati, che è un elemento da verificare direttamente nel conto di gioco.
Eurobet: il palinsesto più largo, e il gruppo con tre siti
Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale con concessione ADM n. 16012 è, tra i dieci, quello con l’elenco di discipline più stravagante. L’app Eurobet Sport offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, elezioni comprese.
Gli scacchi e le elezioni nello stesso palinsesto del calcio sono la fotografia di un’idea di prodotto: prendere tutto ciò su cui si può formare un’opinione e quotarlo. Per il giocatore medio questa ampiezza vale poco, perché non giocherà mai un mercato sulle elezioni. Per chi cerca un evento che nessun altro quota, vale moltissimo, ed è esattamente il tipo di mercato in cui il margine del bookmaker è più alto, perché su un mercato che nessuno confronta il prezzo lo fa solo chi lo scrive.
Sul piano societario Eurobet è il caso da citare: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale, tre righe distinte nello stesso elenco di ADM. Chi cerca «bwin» in Italia trova un concessionario diverso da quello che il marchio suggerisce. Il verdetto è che Eurobet è la scelta di chi cerca ampiezza di discipline e vuole restare nello stesso gruppo per più prodotti, con la consapevolezza che su un mercato raro il vantaggio del palinsesto si paga in margine.
bet365: il partner globale con il palinsesto più stretto in Italia
bet365 opera sul proprio sito con concessione ADM n. 16030, il cui concessionario è Hillside (New Media Malta) Plc, e si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League, con scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live.
Qui c’è un contrasto che chi legge un confronto tra bookmaker deve vedere scritto. bet365 è il partner globale di un torneo che in Italia significa calcio, ma la lista di discipline del suo prodotto italiano non è la più lunga tra i dieci: mancano, rispetto a Eurobet, sport come il volley, il ciclismo, il rugby e gli scacchi. La scala internazionale del marchio non coincide con l’ampiezza del palinsesto locale. È una delle cose che il branding non dice e i termini sì.
Vale poi la pena di segnalare un dettaglio che riguarda l’inizio di questa pagina: nel settembre 2026 ADM ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner, come riporta la stampa di settore. È il caso in cui il meccanismo del palinsesto approvato evento per evento si vede dal lato dell’operatore: chi arriva prima su un evento nuovo ha qualcosa che gli altri non hanno ancora.
Sugli strumenti di gioco responsabile bet365 è l’unico dei dieci di cui la scheda parla: periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione, con il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22 indicato per i residenti in Italia. Il verdetto è che bet365 è un bookmaker solido e generalista, comodo per chi segue il calcio inglese e le competizioni europee, e che il suo vantaggio in Italia non è la larghezza del palinsesto: è la struttura.
Goldbet: identità verificata e bonus legato all’app
Goldbet Better Organization Italy S.p.a., abbreviata GBO Italy, con concessione ADM n. 16009, è un marchio di matrice italiana con un modello di acquisizione molto diretto. L’app Goldbet permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto.
L’aggancio tra installazione dell’app e accesso al bonus di benvenuto è la cosa da guardare con attenzione. Non è una stranezza, è una scelta di canale: l’operatore preferisce farsi installare che farsi cercare, e per questo paga. Chi installa un’app per prendere un bonus sta dando un dato in più di sé rispetto a chi si registra sul sito, e su questo non c’è niente di scandaloso — è il prezzo, in visibilità, di un’offerta.
I limiti di deposito li fissa il giocatore alla registrazione. Goldbet non è la scheda su cui questa pagina trova i termini relativi a limiti e autoesclusione, e chi vuole sapere come funziona il tetto settimanale lì lo trova nel conto di gioco. Il verdetto è che Goldbet è un marchio essenziale per chi vuole un prodotto italiano solido e un incentivo legato al mobile, e che la sua scheda lascia più spazio del solito alla verifica personale dei termini.
Planetwin365: il palinsesto sulle competizioni che gli italiani seguono
Pwo S.p.a. con concessione ADM n. 16007 è, tra i dieci, quello che descrive il proprio palinsesto nel modo più specifico, e la scelta delle competizioni è dichiaratamente italiana. L’app Planetwin365 copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
La Serie C nella lista non è un dettaglio. È il campionato che molti bookmaker trattano in modo superficiale se non lo ignorano, e la sua presenza dice che il palinsesto è costruito su ciò che il pubblico italiano guarda davvero, non su ciò che fa bella figura in un elenco. La Coppa Italia nella stessa riga completa il quadro: chi segue il calcio italiano dal basso trova qui una copertura che altrove deve cercare.
La scala dichiarata è il numero di discipline — più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta — ed è una delle poche misure quantitative di questa serie di schede. Il verdetto è che Planetwin365 è la scelta di chi gioca il calcio italiano anche dove non è di cartello, e che la profondità sulle competizioni minori è il suo argomento più forte. Sulla tutela, la sua scheda non porta dati e i termini del conto sono il posto dove guardare.
AdmiralBet: l’unica scheda con i termini sui limiti
Admiral Bet S.r.l. con concessione ADM n. 16048 è, tra i dieci, l’unico operatore su cui questa pagina trova i termini che riguardano direttamente limiti e autoesclusione, ed è la ragione per cui la sua scheda è la più lunga in questa parte.
In registrazione AdmiralBet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. L’apertura del conto avviene con la registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente.
Il dato sui tre assi temporali merita di essere letto in controluce, perché offre l’esempio concreto di quella forbice temporale che decide tutto. Un limite abbassato funziona subito, uno alzato aspetta una settimana: chi ha deciso di ridursi il tetto lo ottiene in un clic; chi ha perso la testa in una serata deve dormirci su, e dormirci è l’unica parte del sistema che nessuno può comprare.
Sempre dai termini Admiralbet vengono le durate dell’autoesclusione. Le condizioni prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. La revoca a nove mesi è la novità su cui vale la pena fermarsi un secondo: prima, un’esclusione a tempo indeterminato era senza via d’uscita, e chi la sceglieva in un momento di lucidità restava bloccato anche quando la vita era cambiata; adesso esiste una procedura e un tempo minimo. Non è un indebolimento — nove mesi sono lunghi — è un riconoscimento del fatto che il tempo indeterminato, senza porte, veniva evitato proprio da chi ne avrebbe avuto più bisogno.
Il verdetto è questo: sui termini, AdmiralBet è la scheda che mette per iscritto ciò che le altre lasciano implicito, e la forbice da 7 a 270 giorni è quella che un giocatore dovrebbe leggere prima di dire che l’autoesclusione non serve a niente. La sua offerta sportiva è meno dettagliata rispetto alle altre, e su quel fronte conta il sito.
BetFlag: il conto che si apre con l’identità nazionale
Betflag S.p.a. con concessione ADM n. 16008 è l’ultima scheda e, su questa pagina, la più interessante sul piano delle modalità di apertura del conto. Per aprire il conto BetFlag il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
La scelta di mettere SPID e CIE accanto alla registrazione manuale non è una comodità: è un cambio di sequenza. Con l’identità digitale la verifica non arriva dopo, arriva dentro il processo di apertura, e il documento non c’è mai da caricare. Non risolve il problema dei trenta giorni, perché non c’è più niente da validare; risolve soprattutto il problema di chi si registra e non sa che deve tornare a finire un lavoro.
Il limite di 18 anni è scritto accanto alle modalità di identificazione, e non è casuale: le due cose sono la stessa cosa vista da due lati. Un sistema che identifica prima è un sistema che può escludere prima.
Il verdetto è che BetFlag è la scheda più pulita sul fronte dell’identità, e che questa è una qualità che si apprezza tardi — al primo prelievo, non alla registrazione. Il resto dell’offerta sportiva qui si conosce meno che per gli altri, e la verifica va fatta sul sito e nel conto di gioco.
Domande frequenti sulle scommesse non AAMS
Quali rischi comporta giocare su un sito di scommesse non AAMS?
Nessuna tutela italiana, prima di tutto: senza concessione il sito non è collegato al RUA, quindi un’autoesclusione lì non vale. Poi il blocco: ADM inibisce i domini irregolari a livello DNS, con migliaia di indirizzi oscurati e mirror che ricompaiono ogni volta. E l’esposizione penale che la legge 401/1989, art. 4, mette per iscritto anche a carico del giocatore.
Come si verifica che un bookmaker abbia una concessione ADM?
Si consulta l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM. Letto il 25 ottobre 2026, contiene 52 righe con codici da 16000 a 16051, e la concessione è per sito, non per azienda: una società può averne più di una. Attenzione, l’elenco non ha una colonna dei giochi, quindi la presenza del numero non dimostra da sola che il sito offra scommesse sportive.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il RUA è il Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018. Chi vi si iscrive viene bloccato su ogni piattaforma di gioco online autorizzata nel Paese e nelle sale fisiche, indipendentemente dal concessionario presso cui ha richiesto l’esclusione. Le durate vanno da 7 a 270 giorni, o a tempo indeterminato con revoca possibile dopo 9 mesi. I siti senza concessione non sono collegati al registro e non applicano alcun blocco.
Che cosa vieta il Decreto Dignità sulla pubblicità delle scommesse?
Vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo: televisione, radio, stampa, affissioni e internet. AGCOM applica una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Restano ammessi i messaggi di gioco responsabile, anche con il logo del concessionario.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Alla registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, e i concessionari chiedono di fissare anche limiti di ricarica, spesa e tempo di gioco, su base giornaliera, settimanale e mensile. La forbice temporale è voluta: alzare il tetto nel momento in cui si sta perdendo non deve essere possibile.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché l’imposta unica cade sul concessionario e la somma arriva netta: è il meccanismo della tassazione alla fonte riportato dalla stampa di settore, ma la conferma non arriva da una pagina dell’amministrazione finanziaria, quindi conviene consultare un commercialista. Diverso il caso delle vincite da siti esteri, che secondo la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate andrebbero dichiarate come redditi diversi.
Il conto finale
Torniamo alla domanda da cui siamo partiti, e alla sua versione scomoda: se un sito non AAMS offrisse davvero di più, a chi lo offrirebbe? La risposta sta in ogni voce di questa pagina, e non è una risposta di principio.
Un operatore con concessione ADM versa il 24,5 % sulla raccolta a distanza, calcolato sulla differenza tra puntate e vincite, destina lo 0,2 % dei ricavi netti, entro il tetto di 1.000.000 € l’anno, alla comunicazione responsabile, tiene aperti cinque giorni su sette per otto ore al giorno un canale di contatto, si fa approvare il palinsesto evento per evento e non può pubblicizzarsi quasi da nessuna parte. Un operatore senza concessione non ha nessuna di queste voci. Il margine che gli avanza è più alto, e la differenza la può restituire in quota.
Quella differenza, però, non è un regalo: è il prezzo della tutela che quel sito non ti dà. Un RUA che non ti copre, un limite di deposito che nessuno ti chiede di fissare, un’Amministrazione che non supervisiona, un foro competente che non è quello italiano, e un articolo 4 della legge 401/1989 che, per come ADM lo ha riassunto, nomina anche il giocatore. Il vantaggio lo incassi subito, sulla quota; il costo lo paghi dopo, e solo se le cose vanno male.
Il secondo conto è il margine stesso, e non fa eccezioni per nessuno. Su un mercato a due esiti con quote intorno a 1,90 il payout condiviso è circa 0,95 e il margine intorno al 5 %: una stima, valida per quel tipo di mercato, non una legge di natura. Chi punta 100 € a settimana su quel mercato paga circa 5 € a settimana di margine implicito; chi ne punta 500 € ne paga intorno a 25 €. Il limite di deposito che fissi alla registrazione non ti protegge da questo costo: ti dice solo su quante unità lo pagherai.
Il terzo conto è quello che sorprende, ed è l’unico che va in direzione opposta. Sulle vincite di un concessionario ADM non c’è nulla da dichiarare, perché il prelievo cade a monte; sulle vincite di un sito estero si entra nel campo dei redditi diversi, per l’intero importo ricevuto e senza deduzioni, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010. La prima strada ti lascia la vincita intera e nessun modello da compilare; la seconda ti mette in mano un importo su cui qualcuno, un giorno, potrà fare domande.
Messi in fila, i tre conti dicono la stessa cosa con parole diverse. L’offerta senza concessione vende una quota migliore pagata con tre rinunce: nessuno strumento di prevenzione che ti raggiunga, nessuna autorità italiana che risponda del tuo denaro, e un trattamento fiscale delle vincite che dipende da te e non dal bookmaker.
Chi vuole giocare dà comunque un’occhiata al numero di concessione. Costa dieci secondi, e sta scritto nei termini di ogni operatore. Per il resto, la scelta di quanto puntare resta tua — come deve essere — e conviene farla sapendo che i 100 € che scegli come limite settimanale sono anche il metro della cifra che il margine si prende ogni settimana, su un mercato, dentro o fuori una concessione.
Addendum: chi resta fuori dai dieci
Due precisazioni, perché un confronto onesto dice anche dove finisce.
Il primo confine è l’elenco. Le dieci schede qui sopra coprono una parte delle 52 concessioni presenti il 25 ottobre 2026, e il resto del mercato non è un’appendice: sono operatori con lo stesso titolo e regole identiche. Un brand assente da questa pagina non è un brand privo di concessione, ed è una distinzione che vale la pena ripetere perché nel linguaggio comune «non è nella lista» suona come «non è in regola». Non lo è.
Il secondo confine è la disciplina scritta. I codici da 16000 a 16051 identificano altrettanti siti, ma il numero non dice nulla sui giochi offerti, e nessuna concessione implica un’offerta sportiva: un concessionario può detenere il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, al betting exchange e al bingo in qualsiasi combinazione. La ricerca del bookmaker giusto parte dal numero e finisce sul palinsesto, mai il contrario.
Resta il quadro normativo, con la sua parte non chiusa. Le modifiche successive al D.Lgs. 41/2024 non risultano. Il regolamento previsto dall’art. 22, comma 1, per bloccare i pagamenti verso operatori senza concessione è atteso e non confermato nell’entrata in vigore. L’esito dell’emendamento alla legge di bilancio 2026 sulla pubblicità indiretta non risulta. Due rinvii pendenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea attendono una risposta, e il TAR Lazio ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €. Nessuno di questi passaggi cambia la regola di oggi.
L’unica cosa che cambia in fretta è l’elenco dei domini inibiti, che cresce di decine o centinaia di indirizzi a ogni aggiornamento. È il motivo per cui la verifica va fatta con lo strumento che ADM mette a disposizione, non con la memoria di quello che si sapeva l’anno scorso.
Creato dalla redazione di «Puntatesistema».
